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Cosa vedere ad Avellino: i monumenti

Avellino Torre dell'orologio

Nell’ultimo secolo Avellino è stata quasi distrutta per ben due volte. Il 14 settembre 1943, alle 10:55 del mattino gli aerei alleati bombardarono la città nel tentativo di tagliare la ritirata dei panzer tedeschi sul Ponte della Ferriera. Era un giorno di mercato e le bombe caddero pesantemente sulla piazza del mercato che oggi è Piazza del Popolo. Più di 3.000 persone, ovvero un avellinese su otto, persero la vita. 37 anni dopo, il 23 novembre 1980, un terremoto di magnitudo 6,9 colpì la parte centrale della Campania, causando ingenti danni a ciò che rimaneva del centro storico di Avellino.

Questi due eventi hanno costretto gli avellinesi a ricostruire completamente la città dandole un aspetto moderno con ampi viali, piazze aperte e abitazioni in cemento, aspetto molto diverso da quello originario.

Oggi Avellino è meglio conosciuta come città natale del personaggio mafioso Tony Soprano, dell’omonima serie televisiva, per il santuario di Montevergine facilmente raggiungibile in pochi minuti grazie alla funicolare che parte da Mercogliano, per i borghi medioevali situati nella provincia. Naturalmente, sono celebri in Italia i suoi vini: Aglianico, Coda di Volpe e Taurasi che vengono esportati in tutto il mondo e che hanno dato origine a numerose cantine vinicole sparse un po’ ovunque nell’intera provincia irpina.

5 monumenti da vedere ad Avellino

Prendiamoci ora qualche minuto di tempo per andare a scavare nella storia dei cinque monumenti che abbiamo trovato più interessanti ad Avellino.

  1. La statua di Carluccio

Il monumento più importante di Avellino si trova in Piazza Amendola, nei tristi resti del centro storico. Proprio qui, circondato da quelle che sembrano impalcature permanenti, alcuni negozi, un caffè e alcune case rimesse a posto, c’è un obelisco con una statua di bronzo in cima. La statua rappresenta re Carlo II di Spagna da bambino, che nel XVII secolo governò l’Italia meridionale. Carluccio, Carluciello o Reuccio, come è soprannominato da queste parti, è la mascotte di Avellino da quando fu eretto nel 1669.

A quel tempo, re Carlo II, che salì al trono all’età di quattro anni, aveva sette anni, e la statua lo mostra con un cappello piumato, una veste con maniche da vescovo e stivali eleganti. Nella mano destra tiene una bacchetta, come un direttore d’orchestra che dirige un concerto. In realtà, il re Carlo II era l’emblema di un impero dilaniato da lotte di potere interne, mentre lui stesso soffriva di gravi malattie e deformità, in particolare la tipica mascella allungata degli Asburgo, ovvero una mascella e una lingua troppo grandi e sproporzionate che rendevano difficoltose anche attività semplici come mangiare e parlare.

Eppure, un nobile locale di Avellino deve aver pensato di potersi ingraziare la corte di Napoli commissionando una statua che lusingasse il re. Lo scultore era Cosimo Fanzago e la gente di Avellino amò il suo piccolo bronzo fin dall’inizio. Il Carluccio è sopravvissuto ai bombardamenti e ai terremoti del secolo scorso, e ogni volta che la squadra di calcio locale vince, la statua in Piazza Amendola viene vestita con la sciarpa o la bandiera della squadra.

Il giornale locale “L’Irpinia” suggerì che l’affetto è radicato nelle forti somiglianze tra il re bambino e la città. Viene descritto l’episodio in cui l’ambasciatore del Papa a corte, che incontrò re Carlo II quando quest’ultimo era poco più che ventenne. Il giornale scrive che l’ambasciatore abbia detto che il re è “più basso che alto, malformato e con una brutta faccia… A volte mostra segni di intelligenza, memoria e vivacità, ma ora sembra lento e insensibile, goffo, pigro, con un’espressione stupita. Può fare quello che vuole, non ha una volontà propria”. Un triste epitaffio sia per il Re che per Avellino.

  1. Torre dell’orologio

Sempre su Piazza Amendola c’è un altro elemento distintivo di Avellino, la Torre dell’orologio. In stile barocco, sporge dietro il Palazzo della Dogana, mentre la Salita dell’Orologio conduce fino alla sua base, parzialmente coperta da impalcature messe lì per il restauro.

Il monumento è del 17° ma ha un aspetto abbandonato, caratterizzato da inclusioni nere in tutte le fessure. In cima, ad un’altezza di 36 metri, c’è una cupola probabilmente rosa, due piccoli orologi e guglie sui quattro lati. Data la sua altezza e la sua posizione, la torre dell’orologio è visibile da lontano e deve essere stata un importante punto di riferimento per i contadini che portavano il grano dalla Puglia a Napoli.

Come la maggior parte degli altri edifici di Avellino, la Torre dell’orologio ha subito i danni causati dai diversi terremoti ed è stata restaurata per la prima volta nel 1782, come ricorda una targa posta sulla base. La torre è crollata quasi interamente in seguito al terremoto del 23 novembre 1980, che ha reso necessaria la ricostruzione di alcuni elementi originali.

La Torre dell’orologio è comparsa anche sulla copertina di una nota rivista scientifica internazionale, ‘Peace Economics, Peace Science and Public Policy’, diretta dal professor Raul Caruso, originario di Avellino.

  1. I leoni di pietra

Crediamo che ogni città italiana di una certa dimensione abbia una coppia di leoni a guardia di un palazzo o di una chiesa. Ad Avellino sono collocati fuori da Palazzo Caracciolo, che è ora la sede del Comune in Piazza della Liberta. I leoni hanno un aspetto un po’ dimesso e sono consumati dagli elementi atmosferici, ma si possono ancora ammirare la folta criniera ricciuta, gli occhi profondi e le narici dilatate. Ciò che rende questi leoni degni di una visita, tuttavia, sono i loro baffi somiglianti a quelli di un tricheco e i denti affilati.

Palazzo Caracciolo fu eretto tra il 1708 e il 1713, quando i feudatari di Avellino vi si trasferirono dal loro fatiscente castello medievale situato vicino alla statua del Carluccio, nella parte vecchia della città. Decisero di portare con sé i due leoni che fino a quel momento avevano fatto la guardia a una bella dogana antica. Questo trasloco spostò il centro di gravità di Avellino dalla parte vecchia della città a Piazza della Libertà e a Corso Vittorio Emmanuele II.

Nello stesso periodo, i feudatari introdussero ad Avellino lanerie, ferriere e industrie del rame, dando inizio ad un periodo di espansione urbana e demografica e di prosperità economica. Nel gennaio 1735 Palazzo Caracciolo ospitò il successore di Carluccio, il re Carlo III di Borbone, che si apprestava a visitare il Regno di Napoli appena ottenuto. Re Carlo costruì in seguito una serie di palazzi e dimore fuori Napoli, ricordiamo la sontuosa Reggia di Caserta, ma non edificò mai nulla ad Avellino e dintorni.

  1. Memoriale della Rivoluzione Napoletana

Spostandoci su Corso Vittorio Emanuele, troviamo un edificio con un modesto bassorilievo. Raffigura una donna con un vestito piuttosto trasparente e svolazzante, che regge un’asta di bandiera. Dietro di lei un esercito di cavalieri e operai gridano e agitano i pugni. Probabilmente la donna è l’impersonificazione di libertà, fraternità, uguaglianza e ragione. Sotto il bassorilievo c’è un testo esplicativo che dice:

“Il 2 luglio 1820 da Nola per Monteforte centotrenta cavalleggeri e venti carbonari qui trassero gridando costituzione e libertà in cinque giorni Duce Lorenzo de Concilj col popolo d’Irpinia divennero falangi pavento e si arrese il borbone si scosse ed esulto l’italiano spuntava l’alba del Risorgimento nazionale.”

La targa commemora la rivoluzione napoletana, che è generalmente considerata uno dei primi eventi che hanno aperto la strada all’unificazione italiana circa 40 anni dopo. Come tale, segna un momento di orgoglio nella storia di Avellino.

  1. La fontana di Piazza Libertà

L’ultimo dei monumenti di Avellino di cui vogliamo parlare qui avrebbe potuto essere il monumento ai caduti a seguito dei bombardamenti del 1943, ma è davvero triste e oltretutto per la maggior parte del tempo l’incolore Piazza del Popolo è sempre deserta.

Non che la fontana in cemento costruita in stile moderno di Piazza Liberta offra spunti migliori in termini di bellezza o di tratti caratteristici, ma i getti d’acqua rinfrescano l’aria, specialmente nei torridi pomeriggi estivi, non mancano i posti per sedersi e riposare e il marciapiede pedonale e perfettamente livellato ed è ideale per skateboard, rollerblade, passeggini e biciclette. È qui che gli avellinesi passeggiano, si incontrano e si frequentano: consigliamo di fare lo stesso a tutti i turisti che amano anche loro fare un po’ di salotto.

Dove alloggiare ad Avellino

Si può alloggiare al Viva Hotel proprio nel centro di Avellino. Una location confortevole, moderna e tranquilla dove si può gustare un’eccellente colazione. Altrimenti, se si desidera una sistemazione più economica, non mancano gli agriturismo nelle immediate vicinanze della città, famosi per i piatti tipici irpini, i salumi e i vini prodotti localmente.

Dove mangiare

Per la cena consigliamo l’Antica Trattoria Martella in Via Chiesa Conservatorio 10. E’ un ristorante in stile familiare che serve pizze semplici ma ben preparate e piatti locali. Specialmente il servizio a buffet con una vasta selezione di ricette irpine è davvero consigliato.

Cosa mangiare: i piatti della tradizione avellinese

Avellino è famosa per il brasato avellinese, un arrosto di vitello marinato con pepe nero, rosso e verde e cotto per ore a fuoco lento. Un altro piatto locale sono le lasagne imbottite, molto diverse dalle lasagne tradizionali, poiché sono fatte con sugo di carne, uova sode, mozzarella, ricotta, salsiccia e formaggio grattugiato. I fusilli avellinesi sono pasta fatta in casa con farina di semola servita con salsa di pomodoro, polpette fritte, basilico e una pioggia di pecorino.

La pizza locale e i panzarotti sono fatti con farina integrale e conditi con ricotta, salsiccia, prosciutto e uova. Ci sono i famosi Cicci di Santa Lucia, una zuppa sostanziosa fatta con ceci, lenticchie e verdure tra cui aglio e peperoncino. Per dessert potreste provare lo Spantorrone, che è un particolare torrone realizzato con miele, mandorle e nocciole stese su fette di pan di spagna imbevute di Rum e liquore Strega.

Se stai programmando una visita ad Avellino oppure nella sua provincia o in uno dei borghi medioevali davvero caratteristici, rivolgiti alla nostra agenzia a Benevento. Mettiamo a disposizione pullman granturismo, Van e minibus dotati di ogni comfort e con conducenti professionali alla guida. Se desideri personalizzare la tua escursione, possiamo metterti a disposizione un’auto a noleggio con conducente che potrà prelevarti a casa e lasciarti nel posto a te più comodo al termine della giornata. Contattaci allo 0824482030 oppure compila il form contatti.

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