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Turismo religioso in Campania: le mete principali

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Il turismo religioso ha avuto luogo fin dagli albori della civiltà, infatti i pellegrini viaggiavano in tutto il mondo per rendere omaggio ai luoghi sacri. Il turismo nei luoghi sacri si è poi fuso con il pellegrinaggio negli ultimi 2.000 anni. Più recentemente, negli ultimi due secoli i ricchi europei hanno visitato i luoghi sacri sia nel Nuovo Mondo che in tutta Europa.

Perché è così importante il turismo religioso?

I siti di speciale significato religioso sono stati oggetto di visita da millenni. Ciò che si deve sottolineare è che questi siti hanno bisogno di protezione e di conservazione e ci sono pochi fondi per mantenerli e gestirli in maniera decorosa per visitatori e fedeli. Facciamo una distinzione tra fedeli e visitatori, dato che i luoghi di interesse religioso accolgono entrambi in numero più o meno uguale. Il turismo religioso diviene importante nel momento in cui genera risorse economiche per il mantenimento dei luoghi di culto, ma anche perché genera un indotto enorme. Infatti, grazie al turismo religioso si creano migliaia di posti di lavoro e si da sostentamento ad innumerevoli aziende: alberghi, ristoranti, agenzie turistiche, aziende di trasporto e di servizi, guide turistiche, fanno affidamento proprio sul turismo religioso per gran parte dell’anno.

I luoghi di culto esistono fin dai tempi biblici e il pellegrinaggio nel contesto giudeo-cristiano è menzionato già nell’Antico Testamento, per esempio nella storia di Elkanah, che viaggiava ogni anno a Shiloh per pregare e fare sacrifici. È anche presente nella storia della Pentecoste del Nuovo Testamento, quando gli ebrei di tutto il mondo si recavano a Gerusalemme per la Pasqua. Molti di questi luoghi esistono ancora e altri, anche se non così antichi, hanno comunque un notevole valore storico, religioso e patrimoniale.

Da sempre la Campania è meta di turismo religioso

Scopriamo insieme le principali mete del turismo religioso in Campania.

Il Santuario di Montevergine

Il santuario è un’abbazia benedettina fondata sul monte Partenio a 1.493 metri di altezza, in provincia di Avellino, a 56 km a est di Napoli. Nell’incantevole cittadina medievale di Mercogliano si prende la funicolare che in 7 minuti sale su un pendio mozzafiato. Il dipinto su legno di pino della Mamma Schiavona custodito all’interno del santuario risale probabilmente intorno al 1290 d.C., anche se secondo la leggenda locale il volto è stato dipinto da San Luca evangelista e sembra risalire addirittura al V secolo.

Come molti santuari della Madonna Nera, anche questo nasce come luogo sacro pagano dedicato alla dea Cibele. La tradizione racconta che all’inizio dell’XI secolo, quando il paganesimo era ancora praticato in remote parti d’Europa, San Guglielmo da Vercelli, il patrono dell’Irpinia, decise di trasformare questo santuario di montagna in cui si venerava Cibele la Grande Madre degli Dei, in un santuario dedicato a Maria Santissima Madre di Dio. Raccolse intorno a sé un piccolo gruppo di monaci e occupò il luogo. La prima vera chiesa fu consacrata nel 1124 ma fu distrutta e ricostruita diverse volte. L’attuale monastero, la foresteria e il santuario risalgono ai secoli XVIII e XX. Architettonicamente non sono molto interessanti, ma la basilica è riccamente decorata e l’intero luogo si trova in uno scenario mozzafiato.

Il Santuario della Madonna dell’Arco

La devozione alla Madonna dell’Arco ha avuto inizio con un episodio avvenuto a metà del XV secolo; era un lunedì di Pasqua, giorno dedicato alla tradizionale gita fuori porta, e nei pressi di Pomigliano d’Arco alcuni giovani stavano giocando in un campo di bocce. Sul bordo del campo si trovava un chiosco sul quale era raffigurata un’immagine della Madonna con Gesù Bambino dipinta sotto un arco di acquedotto. Da questi archi derivano i nomi di Madonna dell’Arco e Pomigliano d’Arco. Nello svolgimento del gioco, la palla finì contro un vecchio tiglio, i cui rami coprivano in parte la parete affrescata e il giocatore che aveva sbagliato il tiro perse la partita. Al colmo della rabbia, il giovane prese la palla e imprecando la scagliò violentemente contro l’immagine sacra, colpendola sulla guancia che cominciò a sanguinare.

La notizia del miracolo si diffuse nella zona raggiungendo il conte di Sarno, un nobile locale che aveva l’incarico di boia. Dietro la furia del popolo il Conte istituì un processo contro il giovane bestemmiatore, condannandolo all’impiccagione. La sentenza fu immediatamente eseguita e il giovane fu impiccato al tiglio vicino al chiosco, ma due ore dopo, ancora con il corpo penzolante, il corpo si asciugò sotto lo sguardo della folla attonita.

Questo episodio miracoloso suscitò la grande devozione alla Madonna dell’Arco, che si diffuse subito in tutto il Sud Italia; folle di fedeli accorsero sul luogo del prodigio, per cui fu necessario costruire una cappella con le offerte dei fedeli per proteggere la sacra immagine dalle intemperie.

Una prima piccola cappella fu così costruita per proteggere la prodigiosa immagine. Continuando con molti prodigi e innumerevoli grazie, alla fine del 1500, San Giovanni Leonardi, fu incaricato da Papa Clemente VIII di provvedere ad una degna sistemazione dell’Immagine. Egli iniziò la costruzione dell’attuale chiesa e di un convento, che consegnò ai Padri Domenicani nel 1594.

Santuario della Beata Vergine Maria del Rosario di Pompei

Situata a circa 25 chilometri a sud di Napoli, Pompei è conosciuta in tutto il mondo per le rovine ben conservate risalenti all’eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. Pompei è anche il luogo ove si trova il Santuario dedicato alla Madonna del Rosario.

La storia di questo santuario è legata a quella di un uomo di nome Bartolo Longo, un avvocato della zona che, sebbene battezzato, si era allontanato dalla fede. Era caduto sotto l’influenza di due ex preti radicali mentre frequentava l’Università che predicavano dottrine anti-cristiane, diventando così un nemico della Chiesa Cattolica. Poi, con l’esempio dei suoi amici, nel 1865 tornò alla fede con un rinnovato zelo. Nel 1871 divenne Domenicano, prendendo il nome di Frate Rosario in onore del Rosario.

Si laureò in legge a Napoli nel 1864, ma in seguito abbandonò la carriera legale per dedicarsi ad attività caritatevoli. In quel periodo, la contessa Marianna de Fusco gli affidò l’amministrazione dei suoi beni. Durante una visita a Pompei per conto di lei, Bartolo fu addolorato nel vedere che l’edificio della chiesa nella città stesse praticamente cadendo a pezzi, ma peggio ancora che la maggior parte della popolazione locale non praticava la fede e sceglieva di lavorare la domenica piuttosto che partecipare alla messa.

Avendo una grande devozione per il Rosario, mise un’immagine della Madonna del Rosario nella chiesa e presto ci furono rapporti di miracoli da parte di coloro che la visitavano. Bartolo Longo lo interpretò come un segno che la Madonna voleva un santuario e cominciò a cercare contributi dalla popolazione locale. La costruzione della chiesa fu iniziata nel 1876 e comprendeva anche una scuola, un laboratorio, un orfanotrofio e un centro sociale.

La Basilica includeva statue a grandezza naturale di alcune delle persone che si recarono in pellegrinaggio al santuario, tra cui San Francesca Saverio Cabrini.

Oggi migliaia di persone visitano la Basilica ogni giorno, che spicca nel centro della città e può essere raggiunta facilmente in treno, autobus e taxi da Napoli.

Santuario di Materdomini

La Basilica di Santa Maria Mater Domini, è una chiesa cattolica romana e un complesso monastico a Materdomini, una frazione di Caposele in provincia di Avellino.

Il Santuario di Materdomini è uno dei più antichi santuari mariani della Campania e vanta una storia millenaria. Si racconta che nel 1041 una contadina ebbe una visione della Madonna, che la invitò a scavare sotto una quercia dove la giovane era solita riposare e dove avrebbe trovato un’icona. La prima ricerca non ebbe successo, ma continuò a scavare fino a quando non trovò il quadro della Santa Vergine. La devozione per la Santa Immagine crebbe rapidamente, alimentata da numerosi miracoli. Il Santuario fu costruito tra il 1168 e il 1772 su una chiesa precedente dall’abate benedettino Pietro Ferrara. Fino al 1631 rimase sotto i benedettini, poi passò ai basiliani e infine ai frati minori.

Pietrelcina: la città di Padre Pio

Pietrelcina, il paese di nascita di San Pio, dove il santo ha insegnato ed è stato di ispirazione, è un posto ricco di misticismo e di serenità allo stesso tempo. Francesco Forgione era un frate francescano che ricevette le stimmate, venerato come Santo della Chiesa Cattolica. In vita ricevette abbondanti grazie che gli permisero di compiere numerosi miracoli che alleviarono i dolori di tante persone. La sua vita è una testimonianza del potere della preghiera e delle benedizioni che possiamo ricevere quando crediamo fedelmente nella volontà di Dio.

Non lontano dalla città di Benevento, Pietrelcina è tutt’oggi un paesino di origini tardo-medievali. Per i cattolici, è noto in tutto il mondo come il luogo di nascita di uno dei santi moderni più noti d’Italia.

Spesso eclissata da San Giovanni Rotondo, la città di Pietrelcina, meno visitata, è un tesoro di ricordi di Padre Pio, essendo associata all’infanzia del santo e alla prima parte del suo sacerdozio.

Molti visitatori di Pietrelcina sostengono che è più fedele allo spirito di Padre Pio rispetto a San Giovanni Rotondo. Priva di negozi di souvenir e di hotel, di chiese grandiose e di opere d’arte moderna, Pietrelcina ha in gran parte conservato le sue origini di rustico villaggio agricolo.

Padre Pio, ricordando il suo paese natale, una volta disse:

A Pietrelcina, nessuno aveva mai cinque lire in tasca. Ma a parte i soldi, avevamo tutto.

La casa natale di San Pio

La casa natale di San Pio è aperta al pubblico e i visitatori sono spesso colpiti dalla sua semplicità. Non è una singola unità, ma è composta da diverse stanze che si affacciano sulla stessa strada, Vico Storto Valle. Si può osservare la cucina, con camino e arredi originali. Ci sono gli utensili dell’epoca, compresi alcuni contenitori di terracotta, pentole e una lampada a olio. Dietro la cucina c’è una camera da letto dove dormivano i bambini, ma che è stata trasformata in sala da pranzo. C’è anche la camera da letto dei genitori, dove nacque San Pio. Sul pavimento della camera da letto c’è una botola che portava alla stalla che ospitava l’asino.

Il giorno dopo la nascita, i genitori di Francesco lo portarono alla piccola chiesa di Sant’Anna – a circa 250 metri dalla casa natale – dove il futuro Padre Pio fu battezzato con il nome di Francesco.

La chiesa di Sant’Anna

Sant’Anna è la chiesa più antica della città: le sue origini risalgono al XIII secolo, ma fu ricostruita dopo essere stata gravemente danneggiata da un terremoto nel 1688.

La fonte battesimale in cui il giovane Francesco fu battezzato si trova vicino all’entrata. Il futuro Padre Pio ricevette qui altri sacramenti, tra cui la prima comunione, la cresima e la confessione regolare.

Da notare le reliquie di San Pio Martire, un Papa del II secolo originariamente sepolto nelle catacombe di Santa Priscilla a Roma. Le sue reliquie furono donate a questa chiesa dai signori feudali nel 1801 e poste sotto l’altare principale. Queste reliquie furono venerate dal giovane Francesco e portarono alla scelta del suo nome religioso, Pio.

La chiesa di Santa Maria degli Angeli

Più vicino alla casa natale di San Pio si trova la Chiesa di Santa Maria degli Angeli. Qui Padre Pio celebrò la sua prima messa il 14 agosto 1910, quattro giorni dopo la sua ordinazione. La Chiesa della Sacra Famiglia, situata all’ingresso del paese su Viale Cappuccini, fu costruita durante la vita del santo per suo espresso desiderio. La chiesa e l’adiacente convento dei Cappuccini furono finanziati dalla ricca benefattrice americana Mary Pyle. Iniziato nel 1926, il complesso fu completato nel 1951.

Accanto alla chiesa c’è un semplice museo che ospita le reliquie e diversi oggetti legati alla vita di San Pio.

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